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Il timore del sorgente chiuso

In Italia in questi ultimi tempi c’è una sana vena di allarmismo, un allarmismo dovuto soprattuto al caso Sony BMG che ha tolto i paraocchi agli esperti di sicurezza che finalmente si sono posti la seguente domanda “Ma i programmi a sorgente chiuso sono davvero sicuri come vogliono farci credere?”e dopo essersi scagliati contro la Sony, che fra l’altro si è scoperto che il suo rootkit infilato nel pc degli utenti nella sacra difesa del diritto d’autore, non sia stato il primo e ho paura che non sarà l’ultimo.
In questi giorni i nostri cari segugi telematici si stanno accanendo contro un altro programma closed-source il cui nome è Skype, ricordandosi che usa protocolli proprietari e che i dati personali degli utenti non si sa bene come vengano gestiti se non anche essi ridistribuiti nel network Skype basato su tecnologia p2p.
La mia domanda è questa: ma com’è che nessuno si sta invece chiedendo il funzionamento e quale “lato oscuro” potrebbe usare il programma proprietario per antonomasia, ossia Windows?”, Chi ci assicura che Microsoft non controlli l’utente in ogni suo movimento tramite un rootkit o uno spyware piazzato da qualche parte? Alcuni diranno a questo punto “Ma allora antivirus e anti-spyware cosa gli producono a fare se non trovano queste cose?” e vi rispondo semplicemente dicendovi: “Antivirus e spyware removal hanno forse trovato il rootkit Sony? A nessuno è mai balenato per la testa l’assoluta verità rivelata che ci sia un alleanza fra i colossi informatici che si parano il sedere l’uno con l’altro alle spalle dell’ignaro consumatore a cui raccontano che si fa tutto per la sua sicurezza dei dati personali. Il problema è che un utente ignaro e ignorante (nel senso che ignora certi argomenti) è un utente facilmente malleabile, un utente che si chiede il perchè di certe cose, è un utente potenzialmente pericoloso per il sistema già assai traballante.
Riflette gente, rifletteteci su!


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